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Patologia

Per poliabortività si intende la occorrenza di 3 o più aborti spontanei consecutivi prima della 20ma settimana di gravidanza, ognuno con feto del peso di meno di 500 grammi. Si calcola che circa l’1% delle donne siano affette da tale condizione. Il tasso di ricorrenza dopo uno, due o tre aborti è variabile in letteratura. Negli studi meglio condotti, dopo un aborto il rischio di avere un secondo aborto è intorno al 11-14%, simile al tasso di aborto spontaneo considerato normale in donne senza alcun problema. Dopo due aborti, il tasso di ricorrenza è stato calcolato tra il 17 ed il 30% circa, ma dopo 3 aborti il tasso di ricorrenza del fenomeno è variabile tra il 30 ed il 46% circa. Di conseguenza, è utile effettuare accertamenti quando si sono verificati almeno due ma soprattutto 3 aborti, in quanto dopo un singolo aborto il tasso di ricorrenza, essendo simile al tasso di aborto spontaneo, non giustifica di eseguire alcun accertamento.

Le cause di questa condizione sono:

  1. genetiche, come alterazioni del corredo cromosomico della coppia, ed incidono in circa il 5% delle coppie. Questo tipo di cause riguardano in particolare gli aborti del primo trimestre.
  2. anomalie anatomiche dell’utero, come le malformazioni congenite (utero unicorne o bicorne, utero setto), l’incompetenza del collo dell’utero, le anomalie dovute ad esposizione a farmaci durante la gravidanza in cui la donna è stata partorita, formazioni endouterine, presenza di aderenze diffuse endouterine. Questo tipo di cause riguardano in particolare gli aborti del secondo trimestre.
  3. cause ormonali, tra cui si considerano i disordini tiroidei e diabetici, ma anche la insufficienza nella secrezione del progesterone; dubbi sussistono sulla causalità di queste condizioni nel provocare la poliabortività.
  4. Cause infettive; i germi implicati sono il mycoplasma, l’ureaplasma, la listeria ed altri. Tuttavia una chiara implicazione di queste cause nell’origine della poliabortività non è stata dimostrata con certezza.
  5. Malattie generali.
  6. Fattori immunologici, quali la presenza di anticorpi antifosfolipidi (lupus anticoagulant ed anticorpi anti cardiolipina), che causando un danno a livello delle piastrine del sangue e dei vasi sanguigni, possono provocare la trombosi placentare e impedire l’accrescimento corretto del feto, e infine provocarne la morte.

 

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