Definizione

Consiste in una nuova tecnica (Taylor, 1987), come alternativa al congelamento “lento”.

La ”’vitrificazione”’ basa il suo principio sul fatto che l’acqua non fa in tempo a formare cristalli di ghiaccio, grazie alla viscosità di agenti crioprotettivi ad alta concentrazione e portati a bassa temperatura con velocità altissima. La cellula o l’embrione vitrificati assumono l’aspetto del vetro, e le strutture interne rimangono pressocchè inalterate.

  • La sopravvivenza dell’ovocita è molto alta, con l’uso di opportuni aggiustamenti tecnici, e può essere dell’ordine del 75-90%
  • Il tasso di fertilizzazione può arrivare al 75-90%
  • lo sviluppo embrionale può arrivare fino allo stadio di blastocisti è del 50%.
  • Diverse nascite di bambini sani sono state riportate in letteratura dal 1999 ad oggi.
  • La letteratura scientifica si divide in relazione all’efficacia della metodica, ma stato suggerito che la vitrificazione possa essere meno traumatica sul fuso meiotico rispetto al congelamento “lento”.

La storia della vitrificazione

La capacità del glicerolo di agire come un agente crioprotettivo è stata riportata per la prima volta da Polge e coll. nel 1949.

Le prime nascite con l’utilizzo di seme umano crioconservato sono state riportate negli anni ’50 (Bunge e ‘coll.) e questa tecnica è stata da allora utilizzata da centinaia di centri. La criopreservazione degli ovociti umani ha posto sin da subito grandi difficoltà. La formazione di cristalli di ghiaccio all’interno della cellula ovo può produrre alterazioni strutturali e funzionali, tali da comprometterne il corretto funzionamento e il successivo sviluppo embrio-fetale. Nel topo, fu riportata per la prima volta la fertilizzazione e lo sviluppo fetale usando il DMSO nel 1977 da Whittingham. Tuttavia, molti lavori degli anni successivi hanno suggerito che la fertilizzazione, lo sviluppo embrionale e fetale possono essere compromessi.

Le alterazioni principali sono a carico del fuso meiotico, una struttura interna della cellula, essenziale per il suo funzionamento. Negli anni ’90, sono state riportate gravidanze e nascite in seguito a criopreservazione di ovociti umani, usando sempre il DMSO come crioprotettivo, utilizzato con una metodica detta di congelamento “lento”, in cui la discesa programmata della temperatura segue una tempistica ben precisa.

Tuttavia, sono anche emerse preoccupazioni circa la riproducibilità dei dati, il basso tasso di sopravvivenza e fertilizzazione ovocitaria, e l’alto tasso di poliploidia, con una cessazione o rallentamento dell’attività scientifica in questa direzione.