Nella tecniche di fecondazione assistita tipo fecondazione in vitro, che sia FIVET o ICSI, il momento finale della procedura è il trasferimento di embrioni. Hai sentito parlare di due tipi di transfer embrionale a blastocisti o prima, cioè al giorno 5° o 6° o allo stadio di embrioni precoci al giorno 2°-3° e stai cercando di capire quali siano le differenze in termini di successo della FIVET o ICSI ?

La materia è un po’ complessa, ma cercherò di spiegare le differenze in modo semplice, come faccio in studio quando visito i miei pazienti. Leggendo questo semplice articolo, capirai se ti conviene richiedere il transfer embrionale a blastocisti o prima per aumentare il successo del tuo ciclo di fecondazione assistita.

Per comprendere se ti conviene provare ad effettuare il transfer embrionale a blastocisti o prima, sono fondamentali 2 semplici concetti,  vediamoli insieme.

trasferimento_blastocisti

Perchè il transfer a blastocisti: il primo concetto

Durante la sua crescita in natura, cioè quando la donna rimane incinta spontaneamente a letto, l’embrione rimane per circa 5 giorni all’interno della tuba di Falloppio, un organo lungo circa 12 centimetri attraversando il quale l’embrione arriva all’interno dell’utero, per l’impianto.

Insufficienza ovarica

In questi 5 giorni, avvengono dei fenomeni molto importanti, nei quali non tutti gli embrioni hanno successo, cioè non tutti riescono ad arrivare allo stadio di blastocisti. Molti embrioni si bloccheranno all’interno della tuba di Falloppio e moriranno senza procedere: questo può avvenire a causa di vari e complessi fenomeni. Solo se l’embrione riesce a superare una serie di fasi di sopravvivenza, può giungere nell’utero. Giunto in utero, e liberato dalla zona pellucida, il suo guscio protettivo, l’embrione può attaccarsi all’utero per l’impianto embrionale.

La permanenza nella tuba per circa 5 giorni è semplicemente una metodica di selezione dell’embrione migliore !! L’embrione che non ce la fa a trascorrere in vita i 5 giorni nella tuba, è probabilmente non idoneo a impiantare, perchè può avere dei problemi genetici, cromosomici o biologici. La natura, per ridurre la possibilità che embrioni anomali impiantino nell’utero, pone questa barriera selettiva di 5 giorni tra la fertilizzazione e l’impianto che, molto spesso, non avverrà mai perchè l’embrione non raggiungerà l’utero, morendo prima nella tuba. E’ come se fosse un aborto tubarico precocissimo. Purtroppo, il meccanismo di selezione, che consente alla natura di ridurre al minimo il tasso di malformazione o aborto, è talmente forte che in qualche caso si sbaglia e anche embrioni normali non riescono a raggiungere l’utero.

Gli embrioni che si sviluppano fino allo stadio critico di blastocisti, cioè hanno superato tutte le fasi di sviluppo nella tuba di Falloppio, hanno maggiori probabilità di impianto e di gravidanza evolutiva. Questo perché questi embrioni hanno superato dei test importanti.

Il trasferimento embrionale a blastocisti ha lo scopo di replicare, in laboratorio, il fenomeno naturale e di generare embrioni più forti, con maggiore possibilità di successo.

Presso il nostro Centro circa la metà degli embrioni diventano blastocisti, e queste sono più forti, e di conseguenza hanno un maggior tasso di impianto se paragonati agli embrioni al giorno 3.  Grazie a questa maggiore potenzialità, noi trasferiamo in genere non più di 2 blastocisti, e a volte una sola, ottenendo ottimi tassi di gravidanza, con un basso tasso di gemellarità.

Perchè la blastocisti: il secondo concetto

Con il transfer di blastocisti, gli embrioni sono tenuti in laboratorio fino al giorno 5-6 di sviluppo. Ne deriva che il laboratorio, per fare correttamente la coltura a blastocisti, deve essere impeccabile. Mantenere per 2 giorni in più gli embrioni in coltura può essere pericoloso, se il laboratorio non possiede condizioni ambientali e tecnologia perfettamente controllata, e se i biologi non sono specificatamente addestrati a questo tipo di metodologia.

Naturalmente la scelta di effettuare il transfer embrionale a blastocisti o prima dipende dalla qualità e l’abilità del laboratorio in cui effettui il ciclo di FIVET ICSI. Se esso non possiede la dovuta tecnologia, meglio sarà per te trasferire al giorno 3, anzi meglio addirittura al giorno 2: gli embrioni potrebbero non farcela ad arrivare al giorno 5 non per loro incapacità, ma per incapacità del laboratorio a sostenere la crescita fino a blastocisti. Ci sono laboratori che non riescono in nessun caso a portare gli embrioni a blastocisti !! E’ però impossibile sapere quali laboratori (anche per me!!) siano in grado di effettuare correttamente questa metodica!!

I centri di fecondazione a bassa tecnologia per questa ragione trasferiscono gli embrioni più volentieri al giorno 2-3 di sviluppo. Oppure, utilizzano la metodica del transfer selettivo di blastocisti, cioè lo utilizzano solo in casi a buona prognosi, che vuol dire solo se al giorno 3 tu avrai molti embrioni di ottima forma (tipo 1 o tipo A). A seconda della qualità del laboratorio, alcuni avranno bisogno di 3 embrioni di ottima qualità al giorno 3, altri avranno bisogno di 4, altri di 6, per poterti (quasi) garantire il transfer di blastocisti. Ma è corretto questo approccio? Secondo noi no !!!

Noi pensiamo invece che proprio nei casi in cui hai pochi embrioni al giorno 3 occorre verificare se questi sono in grado di raggiungere lo stadio di blastocisti. E soprattutto se sono brutti !! Trasferire un brutto embrione (tipo C o tipo 3 per esempio) al giorno 3 esiterà quasi sempre in test di gravidanza negativo, ma se il tuo cattivo embrione raggiungerà il giorno 5, avrai più possibilità di successo. Ma il laboratorio deve essere impeccabile !!


Questo articolo non intende sostituire il consiglio del Medico. Non devi usare questa informazione per diagnosticare o trattare problemi di salute o condizioni patologiche. Consulta sempre il tuo Medico prima di cambiare trattamento, abitudini, assumere supplementi alimentari o farmaci, o iniziare terapie.


DOTT. ANGELO TOCCI

Angelo Tocci è un Medico Chirurgo (iscrizione albo n° 1870), Specialista in Ginecologia ed Ostetricia, e Andrologia e Sessuologia. Dirige il Gruppo Donnamed® che si occupa da 20 anni di sterilità di coppia e di malattie da virus del papilloma HPV maschile e femminile. E’ Socio dell’ American Society for Reproductive Medicine, della European Society of Human Reproduction and Embryology, della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità e della European Academy of Andrology. Ha lavorato presso il Policlinico Gemelli dell’Università Cattolica di Roma, presso l’Unità di Ricerca INSERM U80 dell’Università Claude Bernard a Lione (Francia) e al Queen Charlotte’s and Chelsea Hospital dell’Imperial College di Londra (UK).