Cosa si intende per scarsa risposta alla stimolazione

Purtroppo, la variabilità della specie umana è tale che le donne non rispondono ugualmente ai trattamenti e non sono rari i casi in cui la risposta agli ormoni è molto bassa se non quasi nulla, e questo abbassa notevolmente le probabilità di successo delle tecniche di fecondazione assistita. Queste donne vengono normalmente indicate con il termine inglese “low responders”,  poco responsive. In genere, si considera poco responsiva alla stimolazione una donna che genera fino a 4 follicoli.

Come ci si comporta in caso di scarsa risposta alla stimolazione ovarica?

  • Annullare il ciclo di stimolazione e tentarne uno successivo, metodo sicuramente meno invasivo ma, ovviamente, con nessuna probabilità di gravidanza (escludendo la fertilità naturale)
  • Prelevare comunque i pochi ovociti ottenuti e fertilizzarli tramite FIVET/ICSI, metodica però molto invasiva e dai costi superiori
  • Tentare una inseminazione intrauterina (IUI), di leggera invasività.

I casi di infertilità tubarica o fattore maschile grave costringono la scelta verso la FIVET/ICSI, ma negli altri casi non è ben chiaro se, invece, convenga fare un ciclo di IUI.

Sono tre gli studi che analizzano questo fenomeno

In due di essi non è stata riscontrata differenza significativa tra i tassi di gravidanza clinica delle pazienti sottoposte a IUI o FIVET/ICSI, mentre nell’altro si osserva un significativo aumento delle gravidanze e delle nascite dopo FIVET/ICSI.

A sostegno di quest’ultimo lavoro, svolto dal gruppo di Norian nel 2010, c’è sicuramente il maggior numero di casi studiati e un’analisi statistica che corregge i risultati in base all’età della paziente ed al numero di follicoli con dimensioni maggiori o uguali a 14 mm, considerati quelli che possono contenere un ovocita maturo.
Tutti questi lavori hanno considerato come low responders le pazienti che sviluppavano fino ad un massimo di 4 follicoli e le percentuali di successo ovviamente aumentano all’aumentare del numero di follicoli (dallo 0% di un solo follicolo al 22% di 4 follicoli, secondo il lavoro di Norian).

Gli ovociti possono solamente essere visti nei casi di FIVET/ICSI dopo prelievo ovocitario, per questo viene considerato come criterio clinico il numero di follicoli.

Allo stato attuale, lo studio di Norian è quello più esteso e completo in questo campo per cui converrebbe un ciclo di FIVET/ICSI nel caso la paziente sviluppi 3 o 4 follicoli.

Date le bassissime, se non nulle, percentuali di successo in caso di 1 o 2 follicoli, si consiglierebbe di annullare quel ciclo.

Ad ogni modo, la scarsità di dati e di studi randomizzati non permette una scelta sicura, per cui c’è sempre da valutare il rapporto rischio/beneficio delle diverse procedure.

Bibliografia

Wood S, Rahim R, Searle T, Sajjad Y, Troup S, Lewis-Jones I, et al. Optimal treatment for poor responders to ovarian stimulation: does in vitro insemination offer any advantages to intrauterine insemination? Hum Fertil (Camb) 2003;6:13–8.

Shahine LK, Lathi RB, Baker VL. Oocyte retrieval versus conversion to intrauterine insemination in patients with poor response to gonadotropin therapy. Fertil Steril 2009;92:1315–7.

Norian JM, Levens ED, Richter KS, Widra EA, Levy MJ. Conversion from assisted reproductive technology to intrauterine insemination in low responders: Is it advantageous? Fertil Steril 2010;94:2073–77.

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