Stimolazione ovarica per ottenere più ovociti

Il ciclo ovulatorio naturale è la conseguenza di un processo che inizia dalle 10 alle 12 settimane prima dell’ovulazione e che porta alla maturazione di un certo numero di follicoli primordiali, che si trasformano gradualmente in follicoli sensibili ai farmaci comunemente usati per la stimolazione.

La iperstimolazione ovarica controllata è la procedura che consente di ottenere, attraverso la somministrazione di farmaci alla donna, la crescita e la maturazione di un numero di ovociti superiore a quello normalmente prodotto dalle ovaie in un ciclo ovulatorio naturale.
La disponibilità di un numero “adeguato” di ovociti determina la fattibilità delle tecniche di fecondazione in vitro. La maturazione degli ovociti è la conseguenza dell’effetto dei farmaci stimolanti sui follicoli che rispondono all’effetto delle gonadotropine, in particolare dell’ormone follicolo-stimolante (FSH).

Una risposta “adeguata” alla iperstimolazione ovarica controllata è la diretta conseguenza dell’effetto positivo dei farmaci sui follicoli presenti e disponibili a maturare fino a diventare follicoli pre-ovulatori, quelli che contengono gli ovociti in grado di maturare, utilizzabili per la fecondazione in vitro.

In alcuni casi la risposta ovarica è inadeguata o assente

Di conseguenza, anche utilizzando dosi di farmaco considerate “adeguate” ad ottenere una buona stimolazione nella maggior parte delle pazienti, alcune pazienti non rispondono in modo ottimale e producono pochi follicoli pre-ovulatori e di conseguenza, pochi ovociti maturi.
Poiché la fattibilità delle tecniche di procreazione assistita di tipo standard si basa sulla qualità ma anche sul numero di ovociti maturi ottenuti, la difficoltà di ottenerne un numero sufficiente si traduce in un basso successo della tecnica in questo gruppo di pazienti.
E’ questo un problema molto rilevante, in quanto interessa circa tra un quinto ed un terzo delle coppie che devono effettuare una iperstimolazione ovarica controllata. Ed è un problema anche per i medici, in quanto a tutt’oggi non esiste un protocollo di stimolazione che possa essere considerato ottimale.
La ricerca scientifica è piuttosto indietro in questo campo e molti sono gli ostacoli alla definizione della terapia migliore: la mancanza di una definizione univoca su cosa si intende per “scarsa risposta alla stimolazione” produce ogni anno una serie di lavori scientifici che studiano popolazioni di pazienti sostanzialmente diverse, con la conseguenza che alcuni lavori non possono essere integrati con altri per ottenerne dei risultati significativi sul piano statistico.
La valutazione della riserva ovarica è in questi casi una utile procedura.