L’errore umano è basso ma inevitabile anche con i sistemi di identificazione

I tesserini e le card consegnate ai pazienti e dotati di chip elettronici o barcode identificano correttamente solo le “etichette” apposte sulle provette in cui sono inseriti i gameti, gli spermatozoi e gli embrioni, ma non consentono ancora di identificare e taggare le singole cellule.

In seguito all’incidente occorso all’Ospedale Sandro Pertini di Roma, alcuni centri di procreazione assistita privati hanno utilizzato la triste vicenda dichiarando che è possibile annullare l’errore umano tramite sistemi elettronici o barcode per la tracciabilità degli ovociti e degli embrioni.

Questa notizia è priva di fondamento scientifico. E’ stato infatti dimostrato da ripetuti studi che il riconoscimento elettronico delle etichette non consente di annullare l’errore umano. Diverse ricerche sono attualmente in corso per tracciare le singole cellule, ma si tratta ancora di ricerca scientifica senza applicazione clinica.

Alcuni articoli apparsi sulla stampa nazionale suggeriscono che solo un sistema diriconoscimento “automatizzato” delle provette e dei pazienti consentirebbe di evitare lo scambio di embrioni occorso malauguratamente al Sandro Pertini. In realtà i cosiddetti sistemi di riconoscimento delle provette e dei pazienti (tra cui i codici a barre sono i più noti) sono essenzialmente dei sistemi di riconoscimento delle etichette apposte alle provette e parallelamente consegnate ai pazienti.
Il semplice riconoscimento automatizzato delle etichette, perché solo di questo si tratta, non consente di escludere l’errore, in quanto può solo riconoscere le provette e collegarle univocamente con i pazienti ma, come affermato correttamente anche dal Prof. Giuseppe Novelli, non esclude l’errore umano derivante dall’immissione degli embrioni sbagliati nella provetta giusta, per quanto etichettata e univocamente riferita ai pazienti.