I gemelli si dividono in eterozigoti e monozigoti. Mentre i primi derivano da  cellule  uovo e spermatozoi diversi e sono quindi geneticamente differenti (anche detti gemelli-fratelli), i secondi derivano dallo stesso ovocita e spermatozoo e risultano quindi geneticamente identici.

Con la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) la possibilità di avere un parto gemellare è aumentata rispetto al concepimento spontaneo. Nella maggior parte dei casi si parla di gemelli eterozigoti, tuttavia anche il tasso di gemelli monozigoti aumenta.

La gemellarità monozigotica nella procreazione assistita

La possibilità di avere una gravidanza  spontanea di gemelli monozigoti è intorno allo 0,4%.

Si stima che in seguito a tecniche di PMA questa percentuale sia dalle 2 alle 12 volte superiore. Dati precisi al riguardo sono difficili da ottenere visto che il fenomeno resta comunque abbastanza raro.

Secondo uno studio su quasi 16.000 cicli di PMA con trasferimento di un singolo embrione la percentuale di gemelli monozigoti è del 2,3%.

Le cause

Mentre si sa che l’aumento delle gravidanze eterozigoti con la PMA dipende dall’iperstimolazione ovarica controllata (che fa produrre più di un follicolo, diversamente da come accade normalmente in natura per la specie umana) e dal transfer embrionario multiplo, nel caso dei gemelli monozigoti le cause sono meno definite.

La stimolazione ovarica sembrerebbe aumentare da 2 a 3 volte (a seconda degli studi) la possibilità di avere una gravidanza gemellare monozigotica per due ragioni:

1. ritardo dell’impianto
2. modificazioni della zona pellucida a causa degli ormoni in circolo

La manipolazione della zona pellucida include il trauma indotto dalla microiniezione dello spermatozoo (ICSI), e l’Hatching Assistito (AH), cioè un piccolo foro che si crea meccanicamente, chimicamente o con il laser alla zona pellucida per far aumentare la possibilità di impianto.

Il transfer di blastocisti è una condizione di rischio per la gemellarità monozigotica.

Le condizioni di coltura sub-ottimali come cambiamenti di temperatura, ipossia, coltura prolungata rompono i collegamenti tra le cellule dell’embrione favorendone la divisione.

Si possono osservare tre quadri diversi a seconda del momento in cui l’embrione si divide:

  • Entro i 4 giorni dalla fecondazione: gemelli monozigoti bicoriali e biamniotici (due placente due sacchi). Occorre nel 25-30% dei casi nei concepimenti spontanei
  • Divisione della massa cellulare interna (ICM) prima dell’impianto (dal quinto al decimo giorno): gemelli monozigoti monocoriali e biamniotici. Occorre nel 70-75% dei casi nei concepimenti spontanei
  • Divisione della ICM dopo l’impianto (tra il decimo e il quattordicesimo giorno): gemelli monozigoti monocoriali e monoamniotici (una placenta). Occorre nell’1-2% dei casi nei concepimenti spontanei.

Gemelli e procreazione assistita

Seppure i dati sulla PMA sono pochi, sembra che la percentuale di gemelli monocoriali monoamniotici sia molto più elevata.

Il dato invece che riguarda le gemellarità monozigotiche bicoriali e biamniotiche (due placente due sacchi) è sicuramente sottostimato nella PMA poiché, trasferendo più embrioni queste vengono spesso confuse per gemellarità eterozigoti.

Complicanze della gemellarità

Per la madre si osserva più frequentamente ipertensione gestazionale e preeclampsia.
Per i feti aumenta il rischio di parto pretermine, ridotta crescita e morte perinatale.

I principali problemi si hanno nel caso di una gravidanza monocoriale, in cui le circolazioni sanguigne dei due feti creano delle anastomosi (collegamenti) che nel 10-20% dei casi possono portare alla sindrome di trasfusione gemellare (twin-twin transfusion syndrome).

Bibliografia

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Blickstein I et al, Zygotic-splitting rates after single-embryo transfers in in vitro fertilization. NEJM 2003, 348;2366-2367