Transfer di blastocisti: opportunità, con buona riserva ovarica

Il successo della fecondazione assistita dipende strettamente dall’età femminile (fiigura sotto).

Due sono i fattori dirimenti nel successo di un trattamento:

il numero di uova residue nelle ovaie;
la qualità genetico-cromosomica delle uova residue.
E’ anche opportuno ricordare che, aumentando l’età femminile, aumenta anche il tasso di aborto (figura sotto).
Sulla qualità genetico-cromosomica delle uova, e di conseguenza degli embrioni, non si può intervenire, e dipende dall’età della donna: maggiore è l’età, maggiore è la percentuale di uova anomale geneticamente. Le uova  geneticamente anomale danno origine ad embrioni anomali, che quindi tendono a NON impiantare per un meccanismo selettivo naturale.
Poichè la presenza di uova anomale è un dato percentuale, maggiore è il numero di uova, maggiore è la possibilità di ritrovare qualche uovo sano, che darà origine pertanto a embrioni sani e a buone possibilità di impianto e gravidanza.

 Presso il Gruppo Donnamed

Donnamed, la strategia del transfer blastocisti attuato in pazienti con buona riserva ovarica (adeguato numero di ovociti) consente buoni risultati anche in questa fascia di età critica.
ATTENZIONE: non tutte le pazienti in questa fascia di età possono accedere al trattamento con blastocisti. Se la donna, oltre ad essere in età biologicamente avanzata, possiede poche uova, può essere più vantaggioso cambiare approccio trasferendo un maggior numero di embrioni ad uno stadio più precoce.

Nel Gruppo Donnamed, è pratica frequente il transfer di embrioni allo stadio di blastocisti (per maggiori informazioni sulla metodica vai a blastocisti-Blasto FIVET ICSI).

Pazienti di 40 anni ed oltre, che hanno avuto ripetuti fallimenti con la tecnica standard (transfer di embrioni al 2° o 3° giorno di sviluppo), potrebbero trovare giovamento con la tecnica del transfer di blastocisti. Fermo restando che per avere un vantaggio, la loro riserva ovarica dovrebbe essere adeguata.

 Rispetto al transfer classico di embrioni al 2° o 3° giorno di sviluppo, questa procedura aumenta il tasso di nati (Cochrane 2012).

Il principio di base è simile a quello che avviene in natura, all’interno della tuba di Falloppio: gli embrioni fortemente difettosi non riescono a crescere fino allo stadio di blastocisti (5 giorni di sviluppo), mentre quelli che arrivano allo stadio di blastocisti hanno migliori possibilità.

Inoltre, gli embrioni allo stadio di blastocisti sono meglio sincronizzati rispetto allo sviluppo dell’endometrio (in natura gli embrioni giungono in utero dopo 5 giorni di sviluppo non dopo 2 o 3 giorni).

 Screening genetico preimpianto

Anche la blastocisti può essere cromosomicamente non idonea ad impiantare o a crescere in utero, soprattutto in donne di oltre 35 anni (si pensi alla sindrome di Down che quasi sempre esita in aborto, ma qualche volta può proseguire indisturbata la crescita).

Pertanto, poichè il problema della ridotta possibilità di gravidanza a 40 anni ed oltre risiede sostanzialmente nella generazione di embrioni
difettosi sul piano genetico-cromosomico, la soluzione che noi consigliamo ai nostri pazienti è quella dello screening genetico preimpianto, che consente di sapere, prima del transfer embrionale, quali embrioni siano geneticamente e cromosomicamente idonei e pertanto abbiano maggiori possibilità di impianto in utero e di nascita.

 Con lo screening genetico pre-impianto la possibilità di errore della diagnosi risulta inferiore all’1%.In donne con pochi embrioni, lo screening pre-impianto viene più frequentemente effettuato al giorno 3 di sviluppo embrionale, quindi gli embrioni vengono cresciuti fino al giorno 5 e trasferiti come blastocisti.
Con un approccio combinato di crescita embrionale fino al 5° giorno e screening genetico preimpianto attuato dal Gruppo Donnamed la donna con età superiore ai 40 anni ha buone possibilità di successo.

Tuttavia, se il numero di uova è limitato e l’età della donna molto avanzata biologicamente, non ci si possono attendere risultati ottimali. Inoltre, nessuna tecnica di procreazione assistita consente con certezza di ottenere una gravidanza.