“Ibernare” le ovaie per preservare la fertilità femminile è un sogno di molte persone. Consentirebbe di bloccare le uova allo stadio in cui sono state congelate. Se congelasse da giovane, la donna avrebbe una riserva e una qualità genetica delle uova ottimali.

Ciò permetterebbe alle donne in età fertile di posticipare di qualche anno la loro maternità. Congelare “in banca” (a 200 gradi sotto zero circa) i propri gameti è un procedimento efficace. Perchè dovrebbe interessarmi? Non basta fare più in là la fecondazione assistita come fanno le cantanti, le attrici ? Vediamo di capirci qualcosa circa il razionale e la possibilità effettiva di preservare la fertilità femminile.

Qual è il risultato dell’avanzare dell’età della donna?

La fertilità femminile si riduce con l’avanzare dell’età. La riserva ovarica (quantità di ovociti) si riduce e con essa la qualità genetica delle uova. Pertanto, una donna di età superiore già ai 31 anni ha più difficoltà a generare embrioni sani, sia in natura che con la fecondazione assistita……

Questo risulta in una riduzione drastica della possibilità di rimanere incinta, problema che non si risolve, è bene dirlo subito, con la fecondazione in provetta. Il successo della fecondazione assistita dipende infatti dal numero di ovociti recuperati e dalla loro qualità genetica e quindi dall’età della donna.

Tuttavia, in più del 50% di tutte le prestazioni di fecondazione assistita effettuate in Europa, l’età delle pazienti supera i 35 anni.

Di conseguenza, molte Coppie non riescono purtroppo ad avere un bambino neanche con le più avanzate tecniche di fecondazione assistita. Le loro uova sono sempre meno e di minore qualità con l’avanzare dell’età.

Il numero ideale di ovociti idoneo a massimizzare il tasso di successo della fecondazione assistita è di 10-15 uova. Molte donne, purtroppo, riescono a recuperare non più di 9 uova, un numero che si lega ad una riduzione del tasso di successo della fecondazione in provetta.

L’ovodonazione

Molte donne in età avanzata sono costrette a rivolgersi all’ovodonazione. In questa tecnica, l’uovo non appartiene alla donna che desidera la gravidanza ma è di una donatrice giovane, sotto i 35 anni.

Secondo i registri della società europea di riproduzione assistita (ESHRE) nel 2009 oltre 20.000 pazienti hanno ricevuto una donazione di gameti da parte di donatrici, un numero quasi raddoppiato rispetto al 2005.

L’ovodonazione comporta la necessità di effettuare una fecondazione in provetta. L’embrione generato in provetta è il risultato dell’unione del gamete maschile del proprio partner (spermatozoo) con un ovocita ottenuto da una donatrice sconosciuta. Il bambino quindi appartiene geneticamente alla donatrice e al compagno della donna che riceve la donazione.

Alternative all’ovodonazione

La migliore alternativa all’ovodonazione è tentare una gravidanza in età giovanile, quando in genere la riserva ovarica è idonea, e la qualità genetica delle proprie uova è ottimale.

L’unica attuale misura alternativa all’ovodonazione è preservare la fertilità femminile. La crioconservazione dei propri gameti prima dei 30 anni, la cosiddetta crioconservazione ovocitaria per motivi sociali, offre questa possibilità.

L’ovocita è una cellula molto grande, e per questa ragione molto complessa da congelare. Ciò comporta il rischio che alcune parti dell’uovo possano formare cristalli di ghiaccio durante il processo di congelamento. La formazione di cristalli di ghiaccio danneggia le strutture cellulari più di ogni altra cosa.

Per ridurre questo rischio, è ormai largamente utilizzata la vitrificazione ovocitaria, una tecnica relativamente recente.

Vitrificazione ovocitaria

Il primo bambino generato da ovocita vitrificato è nato nel 1999. In Italia nel 2011 il 74,6% degli ovociti congelati è stato crioconservato tramite questa tecnica.

Il successo della fecondazione in provetta con ovociti vitrificati si attesta intorno al 60% (come gli ovociti “freschi”). Per ottenere questi risultati, occorre utilizzare ovociti “giovani” come accade nel caso dell’ovodonazione. Ovviamente questi successi non si registrano in pazienti già arruolate in un percorso di fecondazione assistita e quindi ipo-fertili.

L’ovodonazione in Italia comporta risultati inferiori al 60% perchè gli ovociti viaggiano dall’estero, cosa che comporta forse una loro conservazione sub-ottimale durante la spedizione.

I risultati della vitrificazione sono comunque molto buoni. Quindi, se una donna congela da giovane, le sue uova saranno efficaci quando la donna sarà in età più avanzata.

La donna che congela i propri ovociti quando ha 25 anni spesso non sa ancora se è fertile. Pertanto, traslare i risultati da ovodonazione a quelli della preservazione della fertilità è sbagliato. Questo è un problema poco discusso ma reale.

La crioconservazione ovocitaria offre tuttavia una buona possibilità di preservare la fertilità femminile, in determinate condizioni.