L’obesità influisce negativamente sulla riuscita del trattamento di fecondazione assistita ed è considerata uno dei disordini nutrizionali più comuni dei paesi industrializzati. L’obesità è associata con disfunzioni dal punto di vista riproduttivo tra le quali le più frequenti sono l’anovulazione e la sterilità.

Le donne con obesità grave hanno un basso tasso di gravidanza per ciclo iniziato a causa del limitato numero di follicoli medi e maturi e del basso numero di ovociti recuperati, cosa che dà meno possibilità di eseguire una selezione morfologica.

Si consiglia pertanto a queste pazienti, come prima cosa, di cambiare il proprio stile di vita e soprattutto di perdere peso, fattore che influenza negativamente la funzione riproduttiva.

Lo studio

Le pazienti sono state suddivise in due gruppi: il primo comprendente donne obese con un BMI (indice di massa corporea) compreso tra 30 e 34,5 kg/m2 e il secondo con donne patologicamente obese con un BMI superiore a 35 kg/m2.

Sono state valutate la durata della stimolazione ovarica, i tassi di cancellazione, il numero di ovociti recuperati e il tasso di fecondazione e gravidanza. La durata della stimolazione è stata la stessa per entrambi i gruppi, ma nelle donne patologicamente obese sono state necessarie dosi più alte di FSH.

C’è stato, inoltre, un tasso di cancellazione per ciclo iniziato più alto nelle donne patologicamente obese (28,5% rispetto al 19% dell’altro gruppo). I cicli di cancellazioni sono dovuti, principalmente, a una debole risposta ovarica alla stimolazione (meno di tre follicoli maturi) o a un aumentato rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica.

Il numero di pazienti che hanno raggiunto il transfer embrionale o che hanno prodotto più di un embrione da essere poi selezionato è stato più basso nelle pazienti patologicamente obese rispetto a quelle obese (62% contro il 74%) come pure il tasso di gravidanza clinica (19,9% contro 28,6%).

E’ stata dimostrata, inoltre, una correlazione positiva tra il BMI e i livelli di leptina nel siero durante la stimolazione ovarica e una correlazione negativa tra gli aumentati livelli di leptina e il numero di ovociti recuperati, giacché la principale sorgente di leptina è il tessuto adiposo.

E’ possibile che alti livelli di leptina agiscano a livello ovarico andando a sopprimere la risposta ovarica alle gonadotropine, cosa che succede nelle donne patologicamente obese. L’iperinsulinemia, l’ iperandrogenemia e la resistenza all’insulina aumentano con l’aumentare del BMI. Questi cambiamenti vanno ad influire sulla risposta ovarica in termini di qualità degli ovociti e degli embrioni e sulla recettività endometriale condizionando, perciò, le possibilità di fecondazione e di gravidanza.

La classificazione dell’obesità e sovrappeso

INDICE DI MASSA CORPOREA (BMI): si tratta di un dato biometrico espresso come il rapporto tra il peso e l’altezza di un individuo ed è utilizzato come un indicatore dello stato di peso forma.

BMI= peso/altezza2

L’indice di massa corporea dipende maggiormente da età e sesso ma anche da fattori genetici, nutrizionali e da condizioni di vita.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e il National Institutes of Health (NIH) sono solite utilizzare delle tabelle per definire termini da “magrezza” fino a “obesità” come riportato in seguito:

  • Obeso classe III: BMI >40,00
  • Obeso classe II: BMI 35,00-39,99
  • Obeso classe I: BMI 30,00-34,99
  • Sovrappeso: BMI 25,00-29,99
  • Regolare: BMI 18,50-24,99
  • Sottopeso:BMI 16,00-18,49
  • Grave magrezza: BMI <16,00

Bibliografia

Khalid A Awartani, Samar Nahas, Saad H Al Hassan, Mashael A Al Deery and Serdar Coskun. ”Infertility treatment outcome in sub groups of obese population” Repr. Biol. End. 2009, 7:52. Epub 2010 May 7.