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(AGI) - Napoli - Una doppia inchiesta e' aperta sul caso di aborto terapeutico nell'ospedale universitario di Napoli, ma cresce l'allarme per un clima pericoloso contro i diritti garantiti dalla 194.
Il direttore sanitario del II Policlinico Luigi Quagliata sta completando la relazione al direttore sanitario Giovanni Canfora su quanto accaduto lunedi' sera nel reparto Interruzione volontaria di gravidanza del dipartimento di ostetricia; qui hanno fatto irruzione sette agenti del Commissariato Arenella dopo una segnalazione anonima al 113, privi dell'autorizzazione del magistrato, ottenuta solo in un secondo tempo e con una telefonata al pm Vincenzo Russo. Silvana, 39 anni, di Arzano, nel napoletano, e' stata interrogata ancora sotto l'effetto dell'anestesia praticatale per il raschiamento all'utero. La donna aveva avuto una diagnosi di sindrome di Klinefelter per il feto dopo una amniocentesi, aveva deciso di abortire e lo aveva fatto nei modi e nei tempi previsti dalla legge, entro cioe' la 23esima settimana e dopo gli esami previsti compreso il colloquio con lo psichiatra. "L'irruzione della polizia - scrive la Cgil campana in una nota - testimonia di un clima che sta pericolosamente montando nel nostro paese". L'interrogatorio, per il sindacato "e' stata una inaudita violazione della privacy. Non conosciamo le condizioni di legittimita' formale dell'intervento della polizia sul quale esigiamo trasparenza e chiarezza. Ma non esitiamo a denunciare lo spirito che lo ha animato, la modalita' scelta, la violenza inopportuna del gesto, perche' tutto quanto e' accaduto evoca un rinnovato clima di caccia alle streghe che speravamo non dovesse mai piu' riproporsi". Sul caso, aperta l'inchiesta giudiziaria e quella amministrativa del Policlinico. (AGI)
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