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Le ultime novita della FIVET ICSI |
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In medicina, diversi gruppi di studio propongono approcci differenti alla tecnica della FIV, basandosi su lavori che coinvolgono un certo numero di pazienti. Purtroppo, molto spesso la numerosità del campione statistico non consente di trarre delle conclusioni certe circa l’efficacia di un trattamento rispetto ad un altro. Di conseguenza, molti lavori, che singolarmente non sarebbero in grado di dimostrare con certezza l’efficacia di un trattamento proposto, vengono analizzati insieme, e i dati vengono riuniti ed analizzati al fine di trarre delle conclusioni più stringenti.
Un Gruppo, chiamato Cochrane Collaboration, si occupa di analizzare questi lavori e inserire i risultati in un Database.
Limitandosi agli ultimi due anni (2005-2007), i dati così analizzati hanno dimostrato che
- il trasferimento embrionale effettuato dopo 5-6 giorni dalla fecondazione (allo stadio di blastocisti), invece che dopo 2-3 giorni, soprattutto in pazienti con buona prognosi, è vantaggioso.
- la criopreservazione (congelamento) degli embrioni effettuata nelle donne a rischio di iperstimolazione ovarica (alle quali viene effettuato il trasferimento embrionale successivamente) non è inequivocabilmente associata ad un vantaggio rispetto all’utilizzo della semplice terapia preventiva medica e al trasferimento immediato degli embrioni.
- che l’uso dell’ormone luteinizzante ricombinante (rLH) nella stimolazione ovarica non è inequivocabilmente associato ad un vantaggio rispetto all’utilizzo della semplice terapia con ormone follicolo stimolante (FSH);
- che l’utilizzo routinario di cortisonici dopo il transfer embrionale non migliora i risultati, salvo un marginale miglioramento in pazienti che effettuano una FIVET classica, ma non la ICSI.
- che alcun trattamento è dimostratamene più vantaggioso di altri in donne che rispondono poco alla stimolazione ormonale dell’ovulazione (poor responders).
- che l’utilizzo dello screening genetico pre-impianto (vietato in Italia dalla legge 40/2004) per trasferire soltanto gli embrioni con un corredo cromosomico normale non è vantaggioso, anche nelle donne di età avanzata, in cui la frequenza attesa di embrioni anormali è maggiore rispetto alle donne più giovani.
- che la somministrazione di agonisti del GnRH per un periodo di 3-6 mesi in donne con endometriosi che vanno incontro a FIVET o ICSI aumenta di 4 volte il tasso di gravidanza clinica.
- che l’assisted hatching, cioè il trauma indotto dal biologo nella membrana che riveste l’embrione prima del trasferimento, aumenta il tasso di gravidanze cliniche, ma non c’è chiara evidenza che aumenti anche il tasso di nati. Inoltre tale procedura aumenta il tasso di gemellarità.
- che nessuna tecnica particolare di anestesia o analgesia in sede di prelievo ovocitario è vantaggiosa rispetto ad un’altra.
- che gli studi attuali non consentono di stabilire l’efficacia della FIV nel trattamento dell’infertilità senza causa apparente (idiopatica). 11) che nei protocolli in cui viene usato l’agonista per inibire la secrezione delle gonadotropine da parte dell’ipofisi, non c’è differenza in termini di successo nell’utilizzo di una singola iniezione rispetto all’iniezione giornaliera di agonista.
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