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Molti lavori scientifici che singolarmente non sarebbero in grado di dimostrare con certezza l’efficacia di un trattamento proposto, vengono analizzati insieme, e i dati vengono riuniti ed analizzati al fine di trarre delle conclusioni più stringenti.
Un Gruppo, chiamato Cochrane Collaboration, si occupa di analizzare questi lavori e inserire i risultati in un database.
Limitandosi agli ultimi due anni (2005-2007), i dati così analizzati hanno dimostrato che le gonadotropine (i farmaci di ultima generazione) sono presumibilmente più efficaci rispetto ad altri farmaci quando utilizzati per indurre la superovulazione in donne che si sottopongono a IUI. Quando le gonadotropine vengono utilizzate, occorre somministrarle ogni giorno durante il trattamento.
Le dosi minori devono essere privilegiate rispetto alle alte dosi, perché queste ultime non migliorano il tasso di gravidanza ma aumentano le gravidanze gemellari di altro grado (più di due gemelli), che costituiscono un rischio per la salute della madre e dei feti. Inoltre, aumenta il rischio di iperstimolazione, che pone a rischio la salute della madre.
Dal punto di vista strettamente tecnico, nella preparazione del seme una tecnica vale l’altra; infatti qualunque tecnica che consente di “arricchire” il seme affinché gli spermatozoi siano più concentrati, più mobili e più attivi ottiene lo stesso tasso di gravidanza.
In relazione al cosiddetto “fattore cervicale di infertilità” (cioè un problema che insorge a livello del collo dell’utero), non c’è una chiara evidenza che una diagnosi di questo tipo (effettuata con il post-coital test) possa essere risolta dall’IUI.
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