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I medici dell'University College di Londra hanno utilizzato la tecnica della diagnosi pre-impianto (vietata in Italia) per analizzare undici embrioni prodotti dalla fecondazione in vitro di una donna con rischio genetico di cancro al seno.
Ciò consentirebbe di escludere il rischio che l'embrione trasferito possa portare il gene predisponente al cancro al seno BRCA-1. Il cancro al seno tende ad essere più frequente in alcune famiglie; la malattia è circa due volte più frequente tra i parenti di primo grado di donne con cancro al seno rispetto alla popolazione generale. I gemelli monozigoti di pazienti con cancro al seno hanno un tasso di malattia superiore a quello dei gemelli fraterni (non identici) o a quello dei fratelli suggerendo che la variazione genetica incide molto di più nell'occorrenza della malattia dei fattori ambientali o dello stile di vita. Il dottor Angelo Tocci, Presidente di Donnamed Onlus, afferma che la tecnica costituisce un pericoloso precedente in grado di indurre genitori anche fertili a ricercare il figlio "perfetto" esente da qualunque difetto il cui gene sia conosciuto. Inoltre, afferma Tocci, "l'esclusione degli embrioni con gene predisponente non esclude affatto l'occorrenza del cancro al seno, in quanto esso è dovuto anche a fattori ambientali, seppure con un ruolo probabilmente inferiore a quello dei geni coinvolti; infine, non si esclude che altri geni (come il BRCA-2, il PTEN, il TP53 attualmente noti) possano essere coinvolti nello sviluppo della malattia, ed altri tuttora sconosciuti possano in futuro essere scoperti responsabili di tale patologia". Tocci afferma che questo uso della diagnosi pre-impianto è scientificamente privo di solide basi e appare in generale un esercizio di tecnicismo privo di valore scientifico ma capace di indurre nelle coppie l'idea della possibilità di ottenere il "figlio" perfetto e selezionato ricorrendo alla fecondazione in vitro. |