| Sommario: la cura dei tumori garantisce a molti pazienti sopravvivenza a lungo termine, tuttavia queste cure spesso danneggiano in maniera permanente la fertilità naturale. Quali tecniche possono essere proposte per preservare la fertilità di questi pazienti? |
Al giorno d’oggi 1 su 700 adulti ha avuto in precedenza una patologia tumorale sconfitta con successo e in 1 su 250 tale patologia si è manifestata in età infantile.
Le terapie radio e chemioterapiche offrono sempre maggiori possibilità di sopravvivenza a lungo termine, ma spesso impattano anche in maniera permanente sulla fertilità.
Effetto dei trattamenti sulla funzione ovarica
La radio-chemioterapia riduce la riserva ovarica. E’ noto che il numero di follicoli in una donna va per natura diminuendo fortemente con l’età (da circa 400.000 follicoli in pubertà a solo 400 al momento della menopausa), se a ciò si aggiunge l’effetto dannoso dei trattamenti tumorali, è spesso possibile osservare un quadro di ridotta o assente riserva ovarica in donne giovani dopo terapia.
Dopo la chemioterapia il tasso di amenorrea (assenza di mestruazioni) varia dal 40% al 68%. La percentuale aumenta con l’aumento dell’età della donna e delle dosi impiegate. Tra i chemioterapici, quelli maggiormente dannosi appartengono alla classe degli agenti alchilanti (ad esempio ciclofosfamide o procarbazina).
L’effetto della radioterapia sulla fertilità dipende dall’età femminile, dal sito irradiato e dalle dosi impiegate. Si stima che circa il 50% dei follicoli di una donna vengono danneggiati con una dose di 2 Gray (Gy). Un’unica somministrazione di più di 10 Gy prima della pubertà causa amenorrea nel 55-80% delle pazienti.
Effetto dei trattamenti sulla fertilità maschile
Alcuni pazienti con diagnosi tumorale possono avere problemi di fertilità già prima del trattamento farmacologico per alterazioni ormonali, danni gonadici o cambiamenti anatomici provocati dal tumore stesso.
La radioterapia aggredisce fortemente la spermatogenesi a tutte le età, in maniera dose-dipendente. Già 1,2 Gy risultano dannosi, mentre più di 4 Gy bloccano la spermatogenesi. Le cellule del Leydig (responsabili della produzione di testosterone) sono più resistenti e preservano la loro funzione fino a 20 Gy prima della pubertà e a 30 Gy dopo la pubertà. Dopo esposizione dell’intero corpo a radiazioni un recupero della spermatogenesi è osservabile:
| La radioterapia aumenta il numero di anomalie cromosomiche nel liquido seminale. La chemioterapia danneggia fortemente la spermatogenesi agendo particolarmente sulle cellule staminali e sugli spermatogoni. Anche i ragazzi in età prepuberale sono molto vulnerabili: circa 1 su 3 risulta azoospermico dopo terapia e 1 su 5 oligozoospermico. |
Strategie per preservare la fertilità femminile
Crioconservazione embrionale: è l’unica metodica attualmente riconosciuta dalle comunità scientifiche. Ha tuttavia diversi limiti:
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→ Applicabile solo in pazienti postpuberali
→ Applicabile sono in pazienti che possono per tempo e tipologia tumorale sottoporsi a una stimolazione ovarica prima dell’inizio del trattamento radio o chemioterapico
→ Gli embrioni crioconservati appartengono solamente alla coppia, non alla donna
→ Nei paesi come l’Italia in cui la donazione del seme è vietata, pertanto c'è necessità di un partner.
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Crioconservazione degli ovociti o di parte del tessuto ovarico: sono entrambe procedure da considerare ancora sperimentali. Hanno il vantaggio di trovare applicazione in alcuni dei casi in cui la crioconservazione embrionale non è possibile. In particolar modo il congelamento di parte del tessuto ovarico suscita grande interesse poiché è l’unica opzione per le pazienti prepuberali. Il tessuto viene poi, dopo la fine del trattamento radio o chemioterapico, trapiantato nuovamente nella paziente.
Strategie per preservare la fertilità maschile
Crioconservazione degli spermatozoi: la metodica è semplice, non invasiva e offre ottimi risultati in termini di ottenimento della gravidanza anche a distanza di molti anni dal congelamento. Non è attuabile nei pazienti prepuberali.
Crioconservazione del tessuto testicolare: metodica da considerare ancora sperimentale. È tuttavia l’unica opzione nei pazienti prepuberali.
Bibliografia
Gurgan et al. Pregnancy and Assisted Reproduction techniques in med and women after cancer treatment. Placenta 2008;29:S152-S159
Autore
Dott. Caterina Lucchini, Biotecnologo
Iscritta all'Ordine dei Biologi di Roma
Responsabile del Laboratorio Centro di Procreazione Assistita
Clinica Nuova Villa Claudia
Via Flaminia Nuova 280, Roma
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