| Sommario: quali sono i fattori principali che predicono il successo delle tecniche di fecondazione assistita? |
Fattori predittivi l’esito della fecondazione in vitro
Le tecniche di fecondazione in vitro (IVF) sono nate per dare una possibilità di avere un figlio alle donne sterili per occlusione tubarica bilaterale. Mano a mano che queste tecniche si sono evolute, si è cominciato ad utilizzarle anche per altri problemi di infertilità, fino ad arrivare alla cosiddetta infertilità inspiegata, ossia senza causa apparente.
La maggior parte dei pazienti che si rivolgono ai centri di infertilità non sono completamenti sterili, ma hanno comunque una possibilità di ottenere una gravidanza naturalmente. Non sono rari i casi, infatti, in cui coppie in cura presso questi centri concepiscano un figlio naturalmente durante i trattamenti.
L’altra faccia della medaglia è che coppie in apparenza senza nessun tipo di patologie non riescono ad avere un figlio nemmeno dopo ripetuti cicli di fecondazione in provetta.
- Ma se è vero che c’è la possibilità di gravidanza spontanea, è giusto sottoporre queste coppie a cicli di fecondazione assistita?
- È possibile capire quali coppie riusciranno a concepire spontaneamente, o quali avranno un esito positivo a dei cicli di IVF?
La risposta alla prima domanda dipende da diversi fattori.
Le tecniche di fecondazione in vitro sono utili per velocizzare l’ottenimento di una gravidanza. Se le condizioni cliniche lo indicano (esempio per età femminile avanzata) e, soprattutto, se la coppia desidera concepire al più presto un figlio senza altre attese allora queste metodiche sicuramente possono portare giovamento.
La seconda domanda è più complessa. Diversi gruppi di ricerca stanno studiando fattori che possano predire la riuscita o meno di cicli di IVF. Allo stato attuale della conoscenza, sono stati proposti diversi fattori predittivi:
- Età;
- Durata dell’infertilità;
- Tipo e cause di infertilità;
- FSH basale;
- Numero di ovociti;
- Tecnica di fertilizzazione dell’ovocita;
- Numero di embrioni trasferiti;
- Qualità dell’embrione.
Età femminile
Fattore importantissimo per l’ottenimento di una gravidanza è sicuramente l’età della donna. Sono numerosi gli studi che dimostrano quanto diminuisca la fertilità all’aumentare dell’età femminile. Questa riduzione si applica sia alla fertilità naturale, sia a quella medicalmente assistita.
Il motivo è che con l’età diminuisce la riserva ovarica e la qualità degli ovociti, rendendo così più difficoltosa la formazione di un embrione competente dal punto di vista genetico.
Durata dell’infertilità
Per definizione si parla di infertilità quando non si ha concepimento dopo 12-24 mesi di rapporti regolari e non protetti. Alcuni autori, anche in relazione all’età dei pazienti, riducono questo termine a 6 mesi (per coppie giovani) oppure lo allungano (per le coppie non più giovani). Comunque più è duratura l’infertilità, meno si hanno probabilità di gravidanza.
Tipo e cause di infertilità
L’infertilità può essere primaria o secondaria, a seconda del fatto che la coppia abbia o meno avuto altre gravidanze. Una coppia con infertilità secondaria avrebbe più chance di concepire un figlio, ma i dati in letteratura sono pochi per poter determinare una certezza statistica.
Inoltre, i problemi alla base dell’infertilità possono essere i più diversi: si passa da un fattore maschile, ad un’occlusione tubarica, da un’endometriosi ad un infertilità di tipo cervicale. Anche qui la letteratura non riesce a fornire dati affidabili: gli studi sono molto eterogenei tra loro oppure i risultati non sono statisticamente significativi per poter dimostrare la rilevanza di questo fattore predittivo.
FSH basale
L’FSH è l’ormone follicolo-stimolante, ossia quell’ormone che stimola l’ovaio a far crescere e maturare i follicoli al cui interno alloggia l’ovocita. Il ruolo del FSH nell’infertilità è molto studiato ed i dati sono concordi tanto che viene anche usato ampiamente come test di riserva ovarica: un suo valore troppo alto indica una ridotta riserva ovarica. È evidente quindi che un aumento del FSH basale (bFSH) è un indice di ridotte possibilità di gravidanze.
Numero di ovociti
Prima di andare incontro ad un ciclo di IVF, alla donna vengono solitamente somministrati farmaci che inducono l’ovulazione. La risposta a questi farmaci è diversa da donna a donna, ma comunque dovrebbe risultare in una aumentata produzione di ovociti. Questi ovociti vengono poi prelevati (pick-up ovocitario) e fertilizzati. Il numero di ovociti che si riesce a raccogliere è stato proposto come fattore predittivo dell’esito di IVF: un numero maggiore di ovociti dovrebbe garantire più probabilità di ottenere una gravidanza. In effetti, questo è quello che si evince dalla letteratura, senza eterogenicità tra i lavori.
Tecnica di fertilizzazione dell’ovocita
Le possibilità che si hanno per fertilizzare in vitro l’ovocita sono sostanzialmente due, almeno quelle di gran lunga più usate: fecondazione in vitro semplice o iniezione intracitoplasmatica di uno spermatozoo (ICSI). Sebbene la seconda sia più invasiva, non sono state riscontrate differenze significative nei tassi di gravidanza tra una e l’altra.
Numero di embrioni trasferiti
Una volta formato l’embrione in provetta, questo viene trasferito in utero (embryo transfer) per dare così inizio alla gravidanza. Esistono diversi lavori randomizzati in letteratura che dimostrano che aumentare il numero di embrioni trasferiti aumenta anche il tasso di gravidanza, aumentando però allo stesso modo anche il tasso di gravidanze multiple.
Qualità dell’embrione
Sono molti gli studi che analizzano la relazione tra qualità dell’embrione (in termini di morfologia e sviluppo) e tasso di gravidanze e tutti sono concordi nel fatto che la qualità embrionaria è importante per il successo della gravidanza. Il grande limite di questo fattore predittivo è che la qualità dell’embrione non è una caratteristica standardizzata: ogni laboratorio dà un “voto” all’embrione a seconda dei parametri che quel laboratorio ritiene significativi. Alla luce di questo fatto, non è possibile allo stato attuale affermare quali caratteristiche embrionarie sono più rilevanti, a causa dell’eterogenicità degli studi.
Conclusioni
In sintesi, uno dei fattori predittivi maggiormente affidabile è l’età della donna, e questo è condiviso da tutti i centri di infertilità. Altri fattori che sembrano essere rilevanti dalla letteratura sono la durata dell’infertilità, il livello di FSH basale ed il numero di ovociti che si ottengono dopo stimolazione. Ad una più attenta analisi, però, si nota come questi ultimi fattori siano strettamente dipendenti dall’età della donna, dando ancora più importanza a questo indice.
Bibliografia
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Autore
Centro di Procreazione Assistita
Clinica Nuova Villa Claudia
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