L’endometriosi è definita come la presenza di endometrio in sedi anomale. L’endometrio è la mucosa che riveste l’interno dell’utero, e viene espulso all’esterno con ogni flusso mestruale per poi rigenerarsi sotto lo stimolo degli ormoni femminili. Quando questo endometrio, per ragioni ancora non ben definite, si impianta e cresce al di fuori dell’utero, si parla quindi di endometriosi. Le sedi più frequenti di endometriosi sono le ovaie ed il peritoneo della cavità addominale.

L’endometriosi può essere causa di dismenorrea (mestruazioni dolorose), coliche addomino-pelviche, dispareunia (dolore ai rapporti sessuali), e infertilità. L’endometriosi è presente in circa il 2-5% della popolazione femminile in età riproduttiva, senza necessariamente provocare sintomi, mentre è ovviamente più frequente in pazienti con infertilità (25-50% delle donne con infertilità hanno endometriosi) o con dolore pelvico cronico (dal 20 al 70% in diverse casistiche).
La terapia dell’endometriosi è necessaria quando siano presenti sintomi, ed essa verrà scelta dal ginecologo a seconda dell’età della paziente, dell’estensione della malattia, del desiderio o meno di gravidanza, e soprattutto a seconda del sintomo associato.

Terapia

In caso di assenza di sintomi, l’endometriosi non necessita di terapia ma soltanto di essere seguita nel tempo (follow up).

Unica eccezione è la presenza di una cisti ovarica di sospetta natura endometriosica. In questo caso, anche se in assenza di sintomi, è indicata la terapia chirurgica, almeno se la cisti supera le dimensioni di 3-4 centimetri.

In caso di endometriosi associata a dolore pelvico o dismenorrea importante, la terapia può essere medica o chirurgica.

La terapia medica può essere di primo livello, come farmaci antidolorifici o pillola estro progestinica, oppure di secondo livello (con costi ed effetti collaterali più importanti), come gli analoghi del GnRH, che provocano una condizione di menopausa temporanea.
La terapia medica, agisce soprattutto sui sintomi associati all’endometriosi, mentre l’effetto sulla malattia vera e proprio può essere nullo (come nel caso degli antidolorifici), minimo (come nel caso della pillola), o importante ma temporaneo (come nel caso degli analoghi del GnRH).