I protocolli di stimolazione “naturali” e minimamente stimolati trovano alcune applicazioni:

  • nei casi in cui, per ragioni cliniche, la paziente non ha interesse ad effettuare una iperstimolazione ovarica controllata con alte dosi di farmaco. Come esempio, si considerino donne con pregresso carcinoma della mammella o dell’ovaio (nei casi in cui si sia potuta preservare l’attività delle ovaie).
  • La tecnica trova inoltre applicazione in quei casi con una spiccata familiarità per cancri ormono-responsivi o altre controindicazioni alla stimolazione ormonale.
  • Questo tipo di cicli trovano anche applicazione in donne con ridotta riserva ovarica. In queste ultime pazienti, l’ iperstimolazione ovarica controllata con protocolli standard non produrrebbe, mediamente, un numero superiore di follicoli rispetto a quello che la paziente produce spontaneamente, senza stimolazione. In questi casi, è meglio non stimolare o usare bassissime dosi di farmaci per la stimolazione, perchè questo secondo alcuni studi migliorerebbe i risultati.

I protocolli naturali imitano la natura.

Occorre precisare che il ciclo naturale vero e proprio non prevede alcun utilizzo di farmaci, ma esclusivamente il monitoraggio dell’ovulazione spontanea, fino alla formazione di un follicolo dominante (in genere unico) per il quale, prima che esso venga ovulato spontaneamente (cioè “scoppi”) viene prelevato mediante aspirazione sotto guida ecografica.

Questo tipo di ciclo non trova tutt’oggi larga applicazione e non viene utilizzato se non raramente in Donnamed, in quanto il tasso di ovulazione spontanea che avviene prima che si possa effettuare l’aspirazione è talmente elevato, che ciò rende basso il numero di pazienti che possono effettivamente arrivare al transfer embrionale.

Oggi, è vantaggioso utilizzare il cosiddetto “ciclo minimamente stimolato”.

Come si svolge il ciclo “minimamente stimolato

Il ciclo minimamente stimolato prevede l’assenza di stimolazione per i primi giorni del ciclo, in genere fino al 6° giorno o quando il follicolo dominante, in genere unico, raggiunge il diametro medio di 14 millimetri. A questo punto, si utilizza un farmaco che inibisce l’ovulazione e che viene somministrato per via sottocutanea in forma iniettiva, nella pancia per comodità. Questo farmaco appartiene alla categoria dei farmaci antagonisti del GnRH. I farmaci oggi in commercio sono l’Orgalutran ed il Cetrotide, che sono equivalenti.

A questi farmaci vengono associate le basse dosi di farmaci di stimolazione (in Donnamed in genere il Gonal F), mediamente 100-150 unità al giorno, che svolgono la funzione di sostenere il follicolo fino alla maturazione. Questa minima dose di farmaco stimolatorio serve a ridurre l’effetto di inibizione del farmaco antagonista, che potrebbe bloccare lo sviluppo follicolare.

Quando il follicolo ha raggiunto il diametro di circa 17 millimetri, viene indotta l’ovulazione con Gonasi o Ovitrelle e dopo circa 36 ore, si aspira chirurgicamente il follicolo, al cui interno si ritrova l’ovocita maturo, pronto per essere fecondato.

L’embrione risultante viene trasferito in utero dopo 2 o 3 giorni dall’avvenuta fecondazione.

Il maggior vantaggio di questo trattamento è l’uso di basse dosi di farmaci e un tasso di impianto embrionale simile a quello dei cicli stimolati, nonostante che l’embrione trasferito sia in genere unico.

Il maggior svantaggio è che circa la metà delle pazienti che iniziano tale protocollo non giungono al trasferimento embrionale, in genere per una ovulazione prematura spontanea prima che si possa aspirare il follicolo. Ciò può essere causato da vari fattori, tra i quali il fatto che i farmaci antagonisti non sono totalmente capaci, in tutti i casi, di inibire l’ovulazione spontanea.