La terapia HPV

La terapia delle lesioni da HPV è materia delicata, perché da essa dipende la cura o la progressione della malattia.

Una volta individuata l’area critica in colposcopia o genitoscopia (nel partner maschile), e ottenuto il consenso informato è sufficiente effettuare una biopsia escissionale che da una parte elimina il problema, portando via l’intera lesione, dall’altra consente l’analisi del tessuto.

La biopsia viene effettuata nei punti colposcopicamente peggiori e l’intervento può essere perfezionato elettrocoagulando le aree critiche una volta asportato i pezzi che vengono inviati in laboratorio per l’esame istologico.

La biopsia del collo dell’utero, della vagina, della vulva o del pene è un intervento ambulatoriale in anestesia locale, minimamente fastidioso, usualmente senza sequele.

Può essere effettuato con varie tecniche, tutte equivalenti tra di loro secondo le più recenti analisi della letteratura. In Donnamed, si utilizza la metodica di elettrocoagulazione in radiofrequenza, più maneggevole e meno costosa del laser.

In relazione al tipo di risposta ottenuta dal laboratorio, il successivo trattamento può prevedere l’estensione dell’intervento fino all’asportazione dell’intero collo dell’utero o dell’utero stesso, o semplicemente i controlli a distanza, ripetuti fino alla definitiva conferma della scomparsa di ogni forma di patologia.

Il consenso informato

Il consenso informato si articola in due fasi: informazione del paziente e consenso del paziente medesimo. Il consenso per essere valido deve essere consapevole; per essere consapevole deve essere informato.

L’informazione onesta è il primo dovere del medico verso il paziente.

Biopsia

La biopsia deve essere effettuata, per legge, sotto guida colposcopica.

Risultati

Biopsia con L-SIL

In letteratura è dimostrato come non ci sia una differenza di carcinomi invasivi ai controlli successivi in caso di L-SIL trattato o meno. Tali lesioni, indipendentemente o meno dalla presenza del virus HPV ad alto o medio rischio, regrediscono nella maggior parte dei casi spontaneamente in pochi anni soprattutto in donne giovani. Al di sotto dei 35 anni è preferenzialmente indicato solo il controllo; al di sopra dei 35 anni preferenzialmente il trattamento in caso, soprattutto, di lesioni persistenti; di lesioni colposcopiche ampie, ed, in ogni caso, di prevista bassa aderenza della paziente ai controlli successivi.

Biopsia con H-SIL

In questi casi, si può riconoscere un eventuale carcinoma microinvasivo in circa il 6-12% dei casi o francamente invasivo nel 2% dei casi.

Biopsia con AIS

In presenza di margini negativi, in età fertile, il trattamento conservativo può essere considerato definitivo dopo consenso informato; in queste condizioni la presenza di apice o margine positivo per AIS richiede una ulteriore conizzazione; in donne che hanno finito il percorso riproduttivo e in menopausa il trattamento di elezione dell’AIS è, allo stato attuale delle conoscenze, perferenzialmente l’isterectomia (asportazione dell’utero), per la scarsa affidabilità del controllo a distanza.

Carcinoma microinvasivo

La diagnosi di carcinoma microinvasivo può essere posta solo sul pezzo istologico di conizzazione (o di isterectomia) e non può essere formulata su biopsie. In caso di diagnosi di carcinoma microinvasivo, occorre riferire la paziente all’oncologo per ulteriore valutazione.