Il virus del papilloma HPV

Il virus del papilloma (HPV) è una comune infezione sessualmente trasmessa. Ci sono oltre 40 tipi virali che possono infettare l’area genitale sia maschile che femminile. La maggior parte delle persone non si rendono conto di avere l’infezione, e non hanno alcun sintomo; nella maggior parte delle persone infette, non insorge alcun problema di salute. Tuttavia, alcuni ceppi virali possono causare condilomatosi e altri possono promuovere lo sviluppo del cancro del collo uterino, altri, meno spesso, del cancro della vulva, della vagina, e del pene. Cosa fare nel caso di HPV in gravidanza?

Incidenza e diagnosi in gravidanza

In gravidanza, l’incidenza è simile a quanto avviene fuori gravidanza, e la distribuzione dei tipi virali ad alto e basso rischio è uguale.

La diagnosi di papilloma virus HPV in gravidanza pone alcuni problemi particolari in relazione alla possibile trasmissione dell’infezione al feto, alle modificazioni della storia clinica del virus, e ad eventuali modificazioni della condotta e delle decisioni ostetriche, cioè relative alla gestione della gravidanza e del parto.

L’infezione può apparire per la prima volta in gravidanza, i condilomi possono crescere ed assumere dimensioni giganti, e divenire friabili causando sanguinamento.

La trasmissione in gravidanza

Non è chiarita la trasmissione materno-fetale, tuttavia il taglio cesareo non è indicato in donne portatrici dell’infezione, a meno che non vi sia una infezione florida, con condilomatosi molto estesa, o non vi siano altre indicazioni ad un taglio cesareo.

Il reale rischio di trasmissione al neonato è controverso, soprattutto in relazione all’insorgere in alcuni casi della papillomatosi respiratoria ricorrente giovanile e della condilomatosi genitale infantile. Gli studi tuttavia sono discordanti: alcuni indicano una modesta trasmissione materno neonatale nell’ordine di meno del 2%, altri invece dimostrano che in neonati da madri infette da un terzo a due terzi di neonati sono infetti.

La papillomatosi respiratoria ricorrente giovanile è un’infezione della laringe potenzialmente mortale, che compare entro i primi 5 anni di vita, e normalmente, ma non sempre, è prodotta da tipi a basso rischio tumorale, il 6 e l’11, responsabili della condilomatosi genitale. La frequenza dei neonati affetti è molto bassa. E’ da notare che secondo alcuni studi, non c’è concordanza tra i tipi virali isolati nel neonato e quelli isolati nella madre o nei familiari.

Cosa fare in caso di infezione da HPV in gravidanza

E’ raccomandabile un atteggiamento di attesa, aspettando l’espletamento del parto per trattare la condilomatosi. Tuttavia nei casi sintomatici (es. sanguinamento) o quando esiste una problematica psicologica a gestire il problema, il trattamento può essere indicato; tuttavia, eliminare la lesione può non ridurre l’infettività al neonato, perché il virus si trova nelle cellule anche in assenza di una lesione visibile.

E’ indicato il taglio cesareo?

Il parto vaginale condiziona il rischio di trasmissione al neonato nell’ordine del 0,04%, cioè si verifica solo in 4 parti su 10.000. Di conseguenza, essendo così basso il rischio, la presenza di infezione materna da papilloma virus HPV non giustifica un cambiamento nella decisione circa il tipo di parto.

Il taglio cesareo è indicato solo in caso di condilomatosi che impedisca il normale espletamento del parto vaginale perché le lesioni causano ostruzione del canale del parto.


Questo articolo non intende sostituire il consiglio del Medico. Non devi usare questa informazione per diagnosticare o trattare problemi di salute o condizioni patologiche. Consulta sempre il tuo Medico prima di cambiare trattamento, abitudini, assumere supplementi alimentari o farmaci, o iniziare terapie.


DOTT. ANGELO TOCCI

Angelo Tocci è un Medico Chirurgo (iscrizione albo n° 1870), Specialista in Ginecologia ed Ostetricia, e Andrologia e Sessuologia. Dirige il Gruppo Donnamed® che si occupa da 20 anni di sterilità di coppia e di malattie da virus del papilloma HPV maschile e femminile. E’ Socio dell’ American Society for Reproductive Medicine, della European Society of Human Reproduction and Embryology, della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità e della European Academy of Andrology. Ha lavorato presso il Policlinico Gemelli dell’Università Cattolica di Roma, presso l’Unità di Ricerca INSERM U80 dell’Università Claude Bernard a Lione (Francia) e al Queen Charlotte’s and Chelsea Hospital dell’Imperial College di Londra (UK).