Acidi grassi polinsaturi e fertilità


I grassi comprendono circa il 30% dell’assunzione calorica totale nella nostra alimentazione e questi includono acidi grassi saturi, monoinsaturi o polinsaturi (PUFA), a seconda della loro differente composizione chimica.

Gli acidi grassi polinsaturi, in particolare, si suddividono in omega-3, omega-6 e omega-9, di cui i primi due non possono essere sintetizzati nel nostro organismo e, perciò, devono essere assunti dalla dieta.

I grassi sono indispensabili per alcune funzioni dell’organismo, come crescita, riproduzione, sviluppo cerebrale, ma un loro eccesso è un importante fattore di rischio per patologie cardiovascolari e alcuni tipi di tumori.

Per questo, le organizzazioni sanitarie raccomandano di ridurre l’assunzione di grassi saturi per favorire quella di grassi insaturi, più salutari, ma in ogni caso le nostre abitudini alimentari ci portano ad un consumo di omega-6 dalle 10 alle 25 volte maggiore di quanto in realtà sia il fabbisogno del nostro organismo.

È in corso, quindi, una campagna per promuovere l’assunzione di grassi omega-3 (presenti nel pesce e nelle verdure verdi, ricche di clorofilla) rispetto a quella degli omega-6 (presenti negli oli vegetali).

Moltissimi studi hanno dimostrato che gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) hanno un importantissimo ruolo nella produzione di prostaglandine e steroidi, molecole che regolano le funzioni riproduttive e, poiché questi grassi vengono accumulati nelle membrane cellulari, anche nel processo di fertilizzazione quando lo spermatozoo incontra l’ovocita.

PUFA e fertilità femminile


Nelle donne gli acidi grassi controllano le attività uterine e influenzano la data del parto.

Alcuni omega-6, come l’acido gamma-linoleico presente in certi oli vegetali, favoriscono la sopravvivenza degli spermatozoi nella cavità uterina e regolano le contrazioni uterine, favorendole alla fine della gravidanza grazie all’attività della placenta, oppure riducendole in donne non in gravidanza, alleviando, così, i dolori mestruali.
Grazie al loro ruolo nella sintesi di prostaglandine e steroidi, gli acidi grassi omega-6, soprattutto l’acido linoleico e l’acido arachidonico, aumentano il rischio di parto prematuro, rischio che viene ridotto, invece, grazie all’assunzione di grassi omega-3, che al contrario riducono le prostaglandine totali nell’organismo.

L’assunzione di omega-3 non solo riduce il rischio di parto prematuro, ma favorisce anche la crescita del feto; in uno studio sulle donne eschimesi, che hanno un’alimentazione basata soprattutto su pesce azzurro, ricco di omega-3, si nota come sia ridotto il tasso di neonati sottopeso in queste popolazioni rispetto alla media europea o americana.

PUFA e fertilità maschile


Acidi grassi omega-3 e omega-6 sono stati ritrovati sulla membrana cellulare degli spermatozoi.

In questo contesto, favoriscono la fluidità che la membrana necessita per fondersi con quella dell’ovocita durante la fecondazione.

Allo stesso tempo, però, gli acidi grassi sono anche le molecole più sensibili all’attacco dei radicali liberi dell’ossigeno (ROS), provocando quello che viene chiamato stress ossidativo, che, invece, riduce la fertilità.

A causa di questo duplice e contrastante effetto, il ruolo dei PUFA nella fertilità maschile non è ancora molto chiaro. Alcuni studi evidenziano un miglioramento dei parametri seminali dopo somministrazione di acidi grassi, altri invece non mostrano differenze.

Alcuni autori suggeriscono una somministrazione congiunta di acidi grassi omega-3 insieme ad alimenti antiossidanti per favorirne l’azione benefica, ma i dati sono insufficienti per poter determinare l’utilità del trattamento.

Bibliografia


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