La fibrosi cistica (FC) è una malattia genetica che si manifesta se entrambe le copie del gene interessato risultato alterate (autosomica recessiva).

Nella popolazione caucasica è la più diffusa, con una incidenza di 1 malato ogni 2500-2700 nati vivi.

Fibrosi cistica ed infertilità

Nel maschio

  • Nei maschi, il 95% dei pazienti adulti con fibrosi cistica mostra azoospermia per atresia dei dotti deferenti.
  • Alcuni studi hanno inoltre evidenziato che la frequenza delle mutazioni in eterozigosi (solo una delle due copie di un gene è alterata) del gene CFTR è due volte superiore negli uomini infertili rispetto alla popolazione generale.

È noto che la proteina CFTR è espressa nel tratto riproduttivo maschile (epididimo, cellule del Sertoli), ed anche sullo spermatozoo, sebbene la sua funzione non sia completamente chiarita.

Nella donna

La fibrosi cistica può influenzare la viscosità del muco cervicale o, nelle gravi condizioni cliniche, interferire con i cicli mestruali.

Recentemente nuovi studi stanno ipotizzando che la fibrosi cistica possa alterare l’ambiente uterino e tubarico (disgregolazione di HCO3-), andando ad impedire il corretto trasporto degli spermatozoi ed il processo di capacitazione dello spermatozoo e quindi la fecondazione in vivo.

La proteina CFTR si ritrova, infatti, nella maggior parte dei distretti del tratto riproduttivo femminile (vagina, cervice, utero, tube) e la sua espressione è modulata dal ciclo ormonale (aumenta con gli estrogeni e diminuisce con il progesterone).

L’overespressione della proteina nella prima fase del ciclo è necessaria per massimizzare la secrezione dei fluidi che trasportano gli spermatozoi nelle tube e per incrementare i livelli di HCO3-, necessari per il processo di capacitazione. Nella seconda fase del ciclo, al contrario, i fluidi devono ridursi per permettere l’impianto della blastocisti.

Fibrosi cistica ed aspetti genetici

La malattia si manifesta per disregolazione della proteina chiamata CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Conductance Regulator) che si trova nella membrana apicale delle cellule degli epiteli e regola gli scambi idroelettrolitici.

Il gene che codifica questa proteina è stato localizzato nel 1989 sul braccio lungo del cromosoma 7. La proteina mutata  trasporta in modo alterato i sali portando alla produzione di secrezioni per così dire “disidratate”, con sudorazione molto ricca in sodio e cloro e muco molto denso che arriva ad ostruire i dotti nei quali viene a trovarsi.

La malattia ha come bersaglio diversi organi ed apparati: l’apparato respiratorio, il pancreas, il fegato, l’intestino e l’apparato riproduttivo, principalmente nei maschi. I quadri clinici possono variare in base al tipo di mutazione del gene.

ll test per individuare i portatori delle mutazioni a carico del gene CFTR è un test genetico eseguibile a partire da un prelievo di sangue.

Ad oggi sono state ritrovate più di 1500 mutazioni a carico del gene della fibrosi cistica. Alcune mutazioni sono più diffuse in alcune popolazioni piuttosto che in altre e variano anche tra le diverse regioni italiane.

Esistono vari tipi di test genetici per identificare nel DNA le mutazioni del gene della fibrosi cistica:

  • test di 1° livello: identificano un certo numero di mutazioni (da 31 a 200) che sono le  più frequenti;
  • test di 2° e 3° livello: studiano l’intero gene osservando anche le  mutazioni più rare.

Allo stato attuale si può stimare che in Italia un test di 1° livello sia in grado di diagnosticare circa dal 75 al 90% delle mutazioni del gene FC.

Bibliografia

Chan HC, et al. The cystic fibrosis transmembrane conductance regulator in reproductive health and disease. J Physiol. 2009;587:2187-95.
Rendine S, et al. Genetic history of cystic fibrosis mutations in Italy. I. Regional distribution.  Ann Hum Genet. 1997;61:411-24.