La Corte Costituzionale ha definitivamente sancito la legittimità della fecondazione eterologa, cioè quella che deriva dalla donazione di gameti (ovociti e spermatozoi) alle coppie con sterilità assoluta. Tuttavia, ci sono una serie di problemi alla donazione dei gameti in Italia. Il consiglio del Gruppo Donnamed è di informarsi sempre molto bene circa l’età della donatrice, e il suo status in termini di fertilità. Utilizzare ovociti di donne di età superiore ai 30 anni, o sterili e che non hanno ottenuto gravidanza neanche con i trattamenti di fecondazione assistita, può determinare una percentuale di successi nettamente inferiore a quanto atteso all’estero, che è del 50% circa di successo per transfer embrionale (se ne discute ampiamente qui).

La Corte Costituzionale annulla infatti ogni differenza tra la fecondazione omologa e l’eterologa, stabilendo che la “determinazione di avere o meno un figlio, anche per la coppia assolutamente sterile riguarda la sfera più intima ed intangibile della persona umana e quindi non può che essere incoercibile”.

All’atto della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, potrà quindi essere praticata anche in Italia, nuovamente, la donazione dei gameti, e pertanto i trattamenti eterologhi di procreazione medicalmente assistita.

Tuttavia, come era anche prima dell’entrata in vigore della legge 40, la donazione degli ovuli rimarrebbe limitata alle donne che volontariamente e spontaneamente donano le proprie uova, in maniera anonima. Quindi, la donazione sarebbe limitata alle donne che hanno raccolto le proprie uova presso i Centri di Procreazione Assistita e che spontaneamente e gratuitamente se ne privano, donandole. Rimangono dei problemi tecnici e normativi in particolare per la donazione degli ovociti: infatti, la donazione in Italia deve essere spontanea, senza alcuna remunerazione economica alle donatrici.

Di conseguenza anche le forme di rimborso per le giornate perse di lavoro, dovute al trattamento, o “sconti” sui trattamenti omologhi di fecondazione omologa in caso di donazione non potranno a nostro parere essere praticate, perché costituirebbero una forma indiretta di pagamento, espressamente vietata in Italia.

Inoltre, le donne che si rivolgono ai Centri di Procreazione Assistita sono spesso avanti negli anni, e di conseguenza i propri ovociti possiedono anomalie genetico-cromosomiche maggiori rispetto alle donatrici giovani, reperibili più facilmente (in quanto rimborsate economicamente), in altri Paesi, dove in molti casi si tratta di studentesse che utilizzano questo sistema per pagarsi gli studi.

Questa circostanza pone dubbi sui risultati in termini di gravidanza: essi infatti dipendono strettamente dall’età della donatrice.

Inoltre, le donatrici spontanee appartengono a coppie infertili, cioè con maggiori difficoltà riproduttive rispetto alle giovani donatrici, spesso fertili, reperibili in altri Paesi.