| Sommario: la scarsa risposta alla stimolazione ovarica controllata: cosa fare? |
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Cosa si intende per scarsa risposta alla stimolazione
- Uno dei limiti della fertilità naturale nella specie umana è la produzione di un unico ovocita per ciclo mestruale.
- Le tecniche di fecondazione assistita arginano questo problema sottoponendo la donna a trattamenti ormonali che consentono la crescita e la maturazione di più follicoli ovarici e quindi la produzione di un numero maggiore di ovociti, aumentando così le probabilità di ottenere una gravidanza.
- Purtroppo, la variabilità della specie umana è tale che le donne non rispondono ugualmente ai trattamenti e non sono rari i casi in cui la risposta agli ormoni è molto bassa se non quasi nulla, e questo abbassa notevolmente le probabilità di successo delle tecniche di fecondazione assistita.
- Queste donne vengono normalmente indicate con il termine inglese “low responders”, poco responsive.
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- Come ci si comporta in questi casi?
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Annullare il ciclo di stimolazione e tentarne uno successivo, metodo sicuramente meno invasivo ma, ovviamente, con nessuna probabilità di gravidanza (escludendo la fertilità naturale);
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Prelevare comunque i pochi ovociti ottenuti e fertilizzarli tramite FIVET/ICSI, metodica però molto invasiva e dai costi superiori;
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Tentare una inseminazione intrauterina (IUI), di leggera invasività. - I casi di infertilità tubarica o fattore maschile grave costringono la scelta verso la FIVET/ICSI, ma negli altri casi non è ben chiaro se, invece, convenga fare un ciclo di IUI.
Sono tre gli studi che analizzano questo fenomeno
In due di essi non è stata riscontrata differenza significativa tra i tassi di gravidanza clinica delle pazienti sottoposte a IUI o FIVET/ICSI, mentre nell’altro si osserva un significativo aumento delle gravidanze e delle nascite dopo FIVET/ICSI. A sostegno di quest’ultimo lavoro, svolto dal gruppo di Norian nel 2010, c’è sicuramente il maggior numero di casi studiati e un’analisi statistica che corregge i risultati in base all’età della paziente ed al numero di follicoli con dimensioni maggiori o uguali a 14 mm, considerati quelli che possono contenere un ovocita maturo.Tutti questi lavori hanno considerato come low responders le pazienti che sviluppavano fino ad un massimo di 4 follicoli e le percentuali di successo ovviamente aumentano all’aumentare del numero di follicoli (dallo 0% di un solo follicolo al 22% di 4 follicoli, secondo il lavoro di Norian). Gli ovociti possono solamente essere visti nei casi di FIVET/ICSI dopo prelievo ovocitario, per questo viene considerato come criterio clinico il numero di follicoli.Allo stato attuale, lo studio di Norian è quello più esteso e completo in questo campo per cui converrebbe un ciclo di FIVET/ICSI nel caso la paziente sviluppi 3 o 4 follicoli. Date le bassissime, se non nulle, percentuali di successo in caso di 1 o 2 follicoli, si consiglierebbe di annullare quel ciclo.Ad ogni modo, la scarsità di dati e di studi randomizzati non permette una scelta sicura, per cui c’è sempre da valutare il rapporto rischio/beneficio delle diverse procedure.
Bibliografia
Wood S, Rahim R, Searle T, Sajjad Y, Troup S, Lewis-Jones I, et al. Optimal treatment for poor responders to ovarian stimulation: does in vitro insemination offer any advantages to intrauterine insemination? Hum Fertil (Camb) 2003;6:13–8.
Shahine LK, Lathi RB, Baker VL. Oocyte retrieval versus conversion to intrauterine insemination in patients with poor response to gonadotropin therapy. Fertil Steril 2009;92:1315–7.
Norian JM, Levens ED, Richter KS, Widra EA, Levy MJ. Conversion from assisted reproductive technology to intrauterine insemination in low responders: Is it advantageous? Fertil Steril 2010;94:2073–77.
Autore
Centro di Procreazione Assistita
Clinica Nuova Villa Claudia
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