La Legge 31 Dicembre 1998 n. 476 sostituisce completamente tutto il capitolo della Legge precedente in materia di adozione internazionale, introducendo l’obbligo per la coppia di rivolgersi ad un ente autorizzato.

La Legge 28 Marzo 2001 n. 149 modifica la Legge n. 184 in materia di adozioni nazionali. Viene introdotta la possibilità di accedere all’adozione anche a coppie non sposate, ma conviventi da almeno tre anni, la differenza di età tra il minore adottato e la coppia è estesa a 45 anni. L’intera Legge è basata sulla centralità del bambino.

Ecco qui riportate le principali leggi che regolano l’adozione in Italia:

  1.  Legge 4 Maggio 1983 n. 184 “Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”
  2.  Legge 31 Dicembre 1998 n. 476 “Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a  l’Aja il 29 Maggio 1993;
  3. Modifiche alla Legge 4 Maggio 1983 n. 184, in tema di adozione di minori stranieri”
  4. Legge 28 Marzo 2001 n. 149 “Modifiche alla Legge 4 Maggio 1983 n. 184, recante «Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori» nonché al Titolo VIII del libro primo del Codice Civile”.

L’adozione è un istituto giuridico che permette ad un minore di essere accolto da parte di una famiglia in maniera definitiva e totale. Affinché l’adozione possa sussistere devono verificarsi due presupposti fondamentali: la dichiarazione dello stato di abbandono del bambino e della sua adottabilità. Tali dichiarazioni vengono rilasciate dal Tribunale per i Minorenni di competenza rispetto alla residenza del bambino, nel caso di un iter di adozione nazionale, o sono emanate dall’Autorità competente del paese d’origine del bambino nel caso di un iter di adozione internazionale.

L’iter

I passi da dover compiere per poter adottare un bambino sono molteplici ed interamente volti a far intraprendere alla coppia un percorso preparatorio adeguato per loro stessi e per comprendere il proprio naturale desiderio di adottare un bambino; l’intero percorso è seguito dalla Regione in collaborazione con le aziende sanitarie locali, le Province ed i  servizi sociali dei comuni.

Inizialmente la coppia interessata ad intraprendere tale cammino deve rivolgersi ai servizi sociali di riferimento, qui vengono raccolte le informazioni generali dell’intero percorso da intraprendere. Se si desidera continuare in questa direzione il secondo passo è la fase di formazione/informazione, cioè la partecipazione ad un corso tenuto da assistenti sociali e psicologi che hanno il compito fornire alle coppie le informazioni giuridiche, psicologiche e sociali necessarie per l’adozione sia nazionale che internazionale.

Inizia poi un processo di valutazione delle famiglie aspiranti all’adozione: sono coinvolti i servizi di sanità pubblica, le coppie vengono visitate da un medico autorizzato che è tenuto a rilasciare un certificato di idoneità sanitaria.

Segue poi la valutazione psico-sociale: l’équipe delle adozioni valuta le motivazioni e l’attitudine della coppia al ruolo di genitori adottivi e stila una relazione che viene inviata al Tribunale per i Minorenni. In seguito alla dichiarazione di disponibilità ad adottare un minore presentata dalla coppia, il Tribunale, in base a tutto il materiale pervenuto, ha il compito di dichiarare l’idoneità della coppia a procedere con l’adozione.

A questo punto la strada si biforca leggermente nel caso di adozione nazionale o internazionale: l’iter in Italia è più veloce perché non richiede anche la figura dell’ente autorizzato all’estero che svolge, in buona sostanza, le mansioni che in Italia ricopre il Tribunale dei Minori. Tuttavia il numero di bambini adottabili in Italia è scarso (uno ogni trenta coppie). Nel caso di adozione internazionale, le coppie devono prevedere un periodo all’estero in cui inizieranno a familiarizzare con il minore prima del rientro in Italia.

Quando il Tribunale ha un bambino adottabile avviene l’incontro con le diverse coppie per cercare quella adatta. Fatta la combinazione coppia-bambino inizia l’inserimento in famiglia che per il primo anno è accompagnata dall’équipe adozioni che è tenuta a scrivere una relazione che verrà valutata dal Tribunale dei Minori nel caso di un’adozione Nazionale o dall’autorità competente del paese di origine del bambino nel caso di una adozione a distanza.